La scorsa settimana abbiamo visto qual è, tutt’oggi, il prezzo dell’antifascismo.
Il prezzo per chi ha creato, o crea, solidarietà sociale, vertenze pubbliche, riqualificazione di spazi degradati, situazioni di democrazia radicale.
Il Torquemada nostrano aggiorna il proprio personale codice Rocco alla sua nuova città da inquisire (prima era toccato a Bologna), il vecchio registro degli indagati per i reati mai debellati di antifascismo e lotta di classe: evidentemente la pratica quotidiana di libertà continua a far paura.
E così i palazzi del potere cittadino organizzano un tour de force di spedizioni punitive: gogne mediatiche e perquisizioni domiciliari, interrogatori di polizia, alla ricerca di bandiere e corone d’alloro (?!?!?) oltre al piantonamento (evidentemente senza mandato di perquisizione, ma per il puro esercizio dell’intimidazione) di abitazioni, auto e garage di attivisti… miseri nonchè desueti tentativi di reprimere il presente delle vere realtà di progresso sociale (il cambiamento che viene dal basso è come la libertà che lo muove: fa paura ai vertici della piramide) e di riscriverne il passato attraverso le aule giudiziare.
Oggi è l’8 marzo e alla rinnovata caccia alle streghe del procuratore di Rimini Paolo Giovagnoli rispondiamo che chi vive di fantasmi si è illuso di poter bruciare la libertà sulla pubblica piazza, ma non ha fatto altro che illuminarne il percorso, mettendo in luce la propria cecità.
Potenti tremate, le streghe son tornate!
Ora e sempre resistenza!


